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I FIERI CUSTODI DI OZ

AUSTRALIAN SHEPHERD
Allevamento Amatoriale

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MIA...

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Mia arrivò in un momento molto particolare...certamente mandata dal cielo. Ci avevano appena lasciato Liam, il nostro cucciolone di cane corso, e Piuma, la nostra prima gattina.


Era il periodo delle piogge...pioveva ogni giorno acqua a catinelle...il giardino era ormai una distesa perennemente bagnata. Mai una volta il sole aveva fatto capolino da giorni e giorni.


Sentivo un leggero miagolio di provenienza indefinita e mi venne un'idea: mandare Magia e Kevin alla ricerca: se quel miagolio apparteneva ad un micino in difficoltà loro lo avrebbero trovato. Fu così che in mezzo a dei rovi intricatissmi dietro al nostro fienile vidi due occhioni sgranati in mezzo ad un musino grande quanto una moneta da due euro. Mentre io, Magia e Kevin cercavamo di districare i rovi, il miagolio si faceva sempre più sonoro...quasi a dirmi: "finalmente...mi volevi lasciare qui incastrata per molto?"


Estrassi questa minuscola pulce tricolore, bruttina a dire il vero , magra come un chiodo...ma con una voce degna di Pavarotti.


Telefonai a mamma e le dissi "Mamma, abbiamo un altro gatto!" e lei mi chiese di tutto di più...quando mi chiese il colore le dissi subito: "tricolore" e lei: "Allora è una femmina!!!" Quando la presi in casa per darle da mangiare decisi di ripulirla prima...era una fonte inesauribile di energia, non stava ferma un secondo. Le aprii una scatoletta di patè, convinta che ci si buttasse sopra...invece spiluccò appena. Era molto più attratta dalla nuova casa. Partì in esplorazione di ogni angolino e la cosa buffa era che si fiondava nella pancia di ogni cane come per cercare il latte di mamma. Quando mamma arrivò facemmo mente locale su cosa avevamo fatto con Piuma e Grisù quando li avevamo trovati e portati dal veterinario... Così, dopo averla controllata tutta, versammo un po' di latte in polvere per gattini e lo diluimmo in una miniciotolina...Quella fu la magia che diede l'inizio alla sua alimentazione casalinga. Già...non poteva mangiare il patè: era troppo piccina: avrà avuto si e no 20 giorni. Come chiamarla? Decidemmo per Mia: era il nome che conteneva lettere comuni a Liam e Piuma. Come fosse arrivata in mezzo a quei rovi è ancora un mistero. Ricordo che quel giorno nonostante la pioggia incessante passai e ripassai nella zona circostante per vedere se per caso ci fossero dei fratellini e delle sorelline, oppure se c'era la sua mamma da qualche parte che la cercava. Ma niente da fare: non trovai nulla e nessuno.


Mia cresceva bene, appena raggiunse più o meno i due mesi la portammo a vaccinare, e alla visita risultò una bellissima e sanissima gattina…anche molto simpatica e giocherellona.


Mia era un vulcano di energia, ed amava tantissimo perlustrare i dintorni, soprattutto di notte, quando andava a caccia di rane e topolini. Restava fuori qualche ora e poi rientrava tutta felice ed appagata, magari con qualche trofeo di caccia. Per un gatto è normale portare un "regalo" a casa...ogni volta con aria abbastanza schifata dovevamo gettare il povero topolino finito tra le sue grinfie… madre natura così voleva, e così Mia faceva.


Non avremmo mai pensato che una micia si sviluppasse sessualmente così in fretta...l'inesperienza totale non ci permise di prevenire una gravidanza...Ben presto ci accorgemmo che la sua pancina cresceva. Non ce l'aspettavamo, ma una nascita è sempre un lieto evento, un piccolo miracolo che si attende con ansia e curiosità. Mia diede alla luce una sola gattina...bellissima, quasi tutta bianca, la testolina , il fondoschiena e la codina tricolori: Gioby Salomè! Così chiamammo la new entry. Era enorme, ma era l'unica cucciola, quindi era normale che fosse così grande! Mia era una mamma eccezionale ...e crebbe la sua piccola in maniera incredibile! Tanto era affettuosa e coccolona Mia, tanto lo era la sua piccina. A 3 mesi Gioby andò nella sua nuova casa, a far compagnia ad un cucciolo d'uomo di 3 mesi come lei. Non eravamo affatto dispiaciute, anzi, eravamo felici che andasse in un appartamento: meno pericoli per lei, e tanto amore in più per quel bimbo che sarebbe cresciuto in sua compagnia…e non c'è niente di meglio per dei bambini che crescere con un animaletto al fianco.


Mia era tornata quella di sempre...l'istinto materno sparisce in fretta nei gatti! Tornò ad essere la miciotta che faceva gli agguati alle code degli aussie, quella che di notte al ritorno dalle sue scorribande miagolava a squarciagola per rientrare e mettersi a dormire nel caldo della pancia di Schon, quella che rubava la crocchette dalla ciotola di Happy, quella che dall'alto soffiava a tutti se voleva essere lasciata in pace...quella che istigava Audrey ad uscire a passeggiare in giardino.


Fino a quella mattina...quella mattina da dimenticare. Colorado in giardino abbaiava in modo strano.. forse stava passando qualcuno? Ci affacciamo ma non c'è nessuno. Cole ci guarda e riprende ad abbaiare insistentemente. Rientriamo...stavamo facendo colazione...Ma Cole arriva in cucina trafelato e abbaia abbaia abbaia… incurante della nostra colazione e del pezzettino di prosciutto che era caduto a terra…Uhm…strano...qualcosa non va. "Ok, Cole fammi vedere" e mamma decide di seguirlo...andiamo a vedere cosa c'è. Sul momento pensavamo ad una talpa, ad un riccio… non sarebbe stata la prima volta. Arrivò' dove l'aveva portata Cole e mi gridò di uscire. Mia giaceva a terra e respirava a rantoli...immobile. Non sapevamo cosa fosse accaduto, ma di certo non era stato Cole. D'istinto imbastimmo un telo e piano piano lo mettemmo sotto a Mia cercando di muoverla meno possibile. Se avesse avuto qualcosa di rotto non volevamo fare ulteriori danni... In effetti Mia non era rientrata quella notte, ma ultimamente lei e Grisù stavano spesso fuori tutta la notte: la primavera risvegliava i loro istinti selvaggi e felini. Mia rantolava e ci guardava con occhi imploranti: ci chiedeva disperatamente aiuto. Mamma la caricò in auto e volo' dal nostro veterinario che io intanto avvertii per telefono, affinché le aprisse la porta della chirurgia. Quando arrivò là venne somministrata immediatamente a Mia la terapia antishock...un po' di sedazione perché ad ogni pressione urlava dal dolore e poi la visita vera e propria. Mia era stata presa sotto da un'auto: non c'era ombra di dubbio. Strano ma vero. Mia non era una sprovveduta e se ne guardava bene dal girare in strada se c'erano auto in arrivo...Cosa poteva essere accaduto? E soprattutto. Quanto tempo prima? Bastò la radiografia per vedere che Mia aveva fratture costali multiple: una costola le aveva perforato un polmone, ed un’altra costola rotta era pericolosamente appoggiata al suo cuoricino.  

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Non si poteva aprire subito: occorreva ristabilire prima i parametri vitali e occorreva che rimanessero stabili. Fabbricammo con dei cartoni una specie di barellina rigida, e con tutte le varie iniezioni pronte e lo schema terapeutico la riportai a casa… nella sua casa: la nostra casa...Se doveva accadere l'irreparabile, volevo che fosse con tutti noi nel suo ambiente: quella casa che l'aveva vista crescere, quella casa e quei pelosi che l'avevano amata fin da subito. Ogni ora chiamavamo Dario per gli aggiornamenti…ma non c'erano segni di ripresa, anzi... Ma l'avremmo operata anche di notte se avesse iniziato a stare un po' meglio...Quel maledetto giorno mamma si bevve litri di caffè. Io dovevo andare al lavoro anche se avrei voluto tanto restare a casa...Ero là, ma con il pensiero ero a casa. Appena potevo chiamavo mamma per sapere. Non ero lì con la testa...pensavo sempre e solo a Mia.
Eravamo pronte per vegliare su Mia ogni secondo, pronte per partire in qualsiasi momento per intervenire in urgenza. Mamma mi telefono' alle 17 e 10, " Mia si è alzata per andare a nascondersi sotto al letto...ha fatto tanta fatica...ho paura che sia alla fine" mi disse fra i singhiozzi. Appoggiò il telefono a terra: la sentivo mentre cercava di recuperarla perchè le sussurrava dolcemente "Dai Mia, vieni qui, vieni dalla mamma... Ti prendo pianino così ti tengo al caldino… Dai Mia...aiutami"...Poi non sentii più nulla, solo il pianto di mamma, i suoi singhiozzi, le sue grida: Mia Mia Mia... Quando riprese il telefono mi disse quello che già sapevo: "Non ce l'ha fatta..non ce l'abbiamo fatta"...

 

Certamente quella costola fluttuante aveva bucato anche il cuore: non c'erano altre spiegazioni…ma forse non ce l'avrebbe fatta lo stesso.

 

Mia era stata un dono del cielo...quello stesso cielo che ha voluto riprendersela troppo presto. Abitiamo in campagna, in una strada poco frequentata… Noi tutti che ci abitiamo sappiamo di dover andare piano perché tutti abbiamo i nostri gatti che girano per la campagna...Non poteva essere stato nessuno di noi. Qualche idiota che ha preso questa piccola via per la pista di un autodromo...solo così, solo una velocità sfrenata ha potuto far sì che Mia venisse investita! La velocità di qualche incosciente umano ed il buio pesto della notte sono stati deleteri per la nostra piccola Mia. 
Mia ha vissuto la sua breve vita con intensità, l'ha vissuta bene, è stata felice, dormiva poco…meno rispetto agli altri nostri gattoni, Mia ha fatto anche la mamma...Mia era fatta così... viveva tutto con gioia, e dava lei stessa tanta gioia, Mia aveva il dono di trasmettere la sua contentezza di vivere...sembrava più un cane che un gatto...forse perché era stata cresciuta da loro: erano i cani il suo specchio: pensava di essere uno di loro…solo con qualche marcia in più... Era buffissima quando si arrampicava sulla rete per uscire e a metà si girava verso i suoi fedeli compagni pelosi come a dire "Ue', imbalzati...vedete come si fa?". Mia era tutto questo… era unica... mai scopriremo perché se n'è andata così in fretta. E non ci interessa scoprirlo. Avremmo soltanto voluto che non accadesse.

 

Ciao Mia...tu lo sai benissimo quanti ci manchi. Probabilmente anche tu senti la nostra mancanza, ma se il pensiero può raggiungerti ovunque tu sia, non ti sentirai mai sola.

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